Bologna Raticosa, un viaggio nel tempo

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Siamo a poche ore dal semaforo verde della 32° edizione della Bologna- Raticosa, fortemente voluta e quest’anno ancora con più slancio visto il momento che stiamo vivendo, dal Dottor Amante e da tutto lo staff, volontari ed amici della Scuderia Bologna Squadra Corse. Così mentre mi accingo a partire per andare a godermi la gara, come ogni anno dal 2001 ,quando il Dottor Amante ha rispolverato con passione questa classica, ecco che riavvolgo la memoria e ritorno al passato della gara vissuto dal lontano 1962. Per un bolognese che ha lasciato ormai da tanti anni questa città unica, con un padre che ha fatto una Mille Miglia e diverse salite, per giunta, ed è qui tutta la passione per la Bologna -Raticosa, ha abitato per 18 anni davanti alla linea di partenza, è un appuntamento che non si può perdere. La Bologna -Raticosa si disputò per la prima volta nel 1926, vinta dalla Diatto di Antonio Testi. Poi bisogna aspettare il 1939 per la seconda edizione, che vide primeggiare la Lancia Aprilia di Renzo Seragnoli. Dopo lo stop dovuto all’evento bellico, la gara riprende ,come tutto il nostro paese nel 1950, sono gli anni che vedono sfidarsi sui tornanti che portano alla Futa, alcuni fra i più grandi piloti dell’epoca. Nel 1950 svetta la Ferrari 166 del piemontese Giovanni Bracco, che due anni dopo vincerà la Mille Miglia. Nel ’51 è la OSCA di Giulio Casbianca a svettare davanti alla Jaguar XK120 di Clemente Biondetti l’asso fiorentino che detiene il primato di vittorie, quattro, alla Mille Miglia. Il 1952 registra la vittoria di Pietro Palmieri, con la Ferrari. L’anno successivo è quello della sfida sul filo dei secondi fra le due Lancia 3.300, quella dell’esperto e specialista Felice Bonetto, che regola per meno di 7 secondi dopo 43 km, l’astro nascente Eugenio Castellotti. Castellotti si rifà nel 1954 sempre con la Lancia però 3,800 cc, a rendere vita dura a l’asso di lodi è il bolognese purosangue Cesare Perdisa, con la iconica Maserati “A6GCS” battuto per meno di 4 secondi. Perdisa avrà successivamente anche esperienze in F.1 con la Ferrari. La “mia” prima edizione della Raticosa risale al 1962,quella della ripresa dopo lo stop di 7 anni. Sinceramente avendo sei anni ho dei ricordi “vaghi”, vinse un altro fuoriclasse delle salite il mitico Odoardo Govoni, con la Maserati “Birdcage”, stabilendo la nuova media di 99 km/h sul percorso accorciato a poco meno di 33 km , con partenza davanti al “ Hotel e Bar Posta” di Pianoro Vecchio, che rimane ancor oggi il fulcro della gara. Odoardo Govoni che lo scorso anno invitato come “guest star” ho avuto l’immenso piacere di conoscere ed intervistare. Per il 1963 i ricordi iniziano a prendere “forma”, con mio padre sapiente “cicerone”, mi ricordo l’assembramento intorno all’ Abarth 2.000 Sport del vincitore il tedesco Hans Hermann, pilota di grande valore con imprese alla Mille Miglia ed una lunga carriera coronata con la vittoria nella 24 Ore di Le Mans nel 1970. La bella Ferrari “Dino 206” di un altro grande interprete delle cronoscalate, quella di Edoardo Lualdi Gabardi, della quale mi feci regalare subito il modellino. Sbirciando fra i giornali dell’ epoca, ho notato che quell’anno nella classe 1.000 Sport al quarto posto si classificò una Osca motorizzata Lotus, di un certo… Enzo Osella. Il mio interesse era rivolto anche alle piccole ma “cattive” 500 nelle varie versioni Abarth e Giannini. Oggi confrontando i tempi mi rendo conto di quanto andavano queste mini”bombe” , pensate che Marco Magri,noto giornalista, nel ’69 con una Giannini 500cc “divorò” i 32,7 km in 23minuti e 47”, mentre le più potenti versioni 595 e 695 di Poggi e Mola salirono in fotocopia in 23 minuti e 05”. Ritornando al film dei miei ricordi arriviamo al 1964 Odordo Govoni concede il bis del ’62, volando in 19 minuti con la Maserati, ma l’attenzione era tutta rivolta alle Ferrari 250 GTO, una delle quali pilotata dall’ Ingegner Corrado Ferlaino, sì proprio lui il Presidente del Napoli di Maradona. Ottimo driver con imprese anche alla Targa Florio. Il 1965 sarà quello della sfida al ‘ultimo secondo” fra Hans Hermann e Odoardo Govoni, entrambi con le Abarth 2.000 ufficiali con tanto di presenza di Karl Abarth nel quartier generale l’officina di carpenteria della famiglia Bonetti, amici di famiglia ancor oggi e sopratutto grandi appassionati. La spunta Hermann che batte il rivale ed amico Govoni per meno di 15 secondi, pareggiando i conti un 2 a 2 fra Italia e Germania. Non è giornata per Govoni che si fa soffiare il secondo gradino del podio dalla Simca-Abarth 2.000 di Leo Cella che diventerà uno dei più validi specialisti delle corse su strada e dei Rally. Si affaccia alla ribalta un bolognese di grande talento, Vittorio Venturi, che troveremo più avanti in questo percorso, che dopo essersi fatto le ossa nelle piccole cilindrate, debutta con la 2.000 dello Scorpione terzo di classe e quinto assoluto. Venturi poi arriverà ad essere pilota Squadra Ufficiale dell’ Autodelta di Carlo Chiti , in squadra con piloti come Giunti, De Adamich, Zeccoli, Hezemans e altri, che con le fantastiche GTA vinceranno titoli europei a ripetizione. Venturi si cimentò anche in F.2 con Brabham e Surtees. Il 1966 è quello dei miei 10 anni ,ormai la mia memoria è pronta ad “immagazzinare” ricordi chiari. La Raticosa è sempre una festa, più che un evento per la piccola Pianoro Vecchio, che conta circa un migliaio di abitanti. Già da una settimana prima si lasciava a parte il calcio e si iniziava a discutere di corse e non solo della “nostra” ma in generale. Perchè forse per la Raticosa ,per il vicino Stradale del Mugello e per Imola, fatto sta che al “Bar Posta” ed al” Bar Monti” i due ritrovi del piccolo paese, i motori non dico che superavano il calcio ma rischiavano spesso lo spareggio “ai rigori”. A vincere nel 1966 è la Porsche 906, meglio conosciuta come “Carrera 6”, con al volante un”icona” delle salite il bresciano Giacomo Moioli, per tutti “Noris”. Cresce il citato Venturi ottimo secondo con l’Abarth 2.000 che relega sul terzo gradino del podio l’altra icona Edoardo Lualdi Gabardi con una splendida Ferrari 250 LM. La classe 1.150 viene vinta da un certo Mauro Nesti con l’Abarth 1.000, tutti sappiamo di chi stiamo parlando. Quell’anno passai molto tempo a… rompere un ‘altro grande pilota bolognese Ricciardo Ricci in gara con la “berlinona” B.M.W.. 1800 Tisa, parcheggiato sotto casa mia. Ricordo che allora si viaggiava tranne l’Abarth, con carrello e qualche prima rudimentale tenda, addirittura i piloti con le Gr.1 e Gr.3 ovvero le Turismo e GT di serie arrivavano per strada essendo targate. 1967 la prima impronta alla Raticosa di Johannes Ortner ,l’austriaco regola i compagni di squadra, un altro mito delle corse Toine Hezemans (Abarth 2.000) e il fortissimo Peter Schetty. Schetty, con il piccolo “millino” dello Scorpione. Schetty nel 1969 come abbiamo già ricordato su Hill Climb , sarà “re” dell’Europeo con la fantastica Ferrari 212 E, proseguendo poi come pilota ufficiale Ferrari nel Mondiale Marche prima di diventare Direttore Sportivo del Cavallino. Ricci vince la classe 2.000, ma non parcheggia sotto casa mia …chissà perchè. Pazienza io mi sono stabilito fisso nel cortile della Carpenteria Bonetti a godermi le stupende Abarth, sapete quando si è bambini si tifa sempre per il più forte, e poi quei tre piloti stranieri, Ortner, Hezemans e Schetty, davano un tocco di internazionalità e non esistendo telefonini e selfie, al massimo potevi fare qualche scatto, quindi leggere successivamente le loro imprese su Autosprint, potevi dire io li ho visti da vicino qui a “casa mia.” Arriviamo al 1968 l’anno che segna la storia della “Raticosa”, Ortner bissa il successo dell’anno prima con a mio parere, una delle più belle macchine da corsa di sempre l’ Abarth 2.000 “SE010”, la famosa “faro quadro”. L’ austriaco vola sui 32,700 metri stabilendo un record che non sarà più battuto, 17 minuti 38” e 5, a 111 e rotti di media. Schetty non è da meno, anche lui con la “faro quadro”,…rischia un clamoroso ex equo chiudendo a 1 secondo e 4 decimi dal compagno, attenzione siamo su una strada normale e non in autodromo, che sfida!!! Terzo è l’altro pilota ufficiale dello Scorpione : Arturo Merzario che completa il tris della 2.000 SE010. Molti occhi sono puntati sulla stupenda Alfa Romeo “33” Stradale ufficiale, di Spartaco Dini, che arriverà a ridosso del podio. E qui per un attimo, passo il mio tifo dall’Abarth a Dini, perchè gli chiedo se è possibile fare una foto seduto nella “33”, lui fa no con un dito, poi mi fa cenno di aspettare, si infila nel suo bolide e mi regala una sua foto con la TZ, sono alle stelle, peccato che questo cimelio andrà perso in trasloco. Nella 1,600 ci sono due piloti che entreranno anche loro nel cuore dei tifosi, “ Riccardone” al secolo Carlo Benelli e un altro toscano volante con pseudonimo, “Sangry- là”, ovvero Romano Martini, entrambi con le stupende Alfa Romeo Gta. Nel ’67 era stato “Riccardone “ a primeggiare, in questo’68 “Sangry-là “ pareggia il conto. Siamo al 1969, circolano già le prime voci che possa essere l’ultima edizione, non ho l’età per capire certe esigenze, ma chiudere per due giorni la principale strada statale da Bologna a Firenze, a ridosso degli anni’70 con il senno di poi forse è stato un obbligo. Ma torniamo al bello, non c’è la Squadra Ufficiale Abarth, impegnata a contrastare la cavalcata della Ferrari di Schetty nell’Europeo. C’è comunque una “faro quadro” semi -ufficiale con al volante il torinese Eris Tondelli. Ci sono anche due stupende Alfa “33”, quella di Aldo Bardelli e “Nicor” al secolo Guido Nicolai. Poi ci sono per il secondo anno le Formula, ed è proprio la bolognese Tecno, con il felsineo Vittorio Venturi, che corona il suo sogno di vincere la gara di casa con un pacchetto tutto…rossoblù, oltre ad essere l’ultimo vincitore della Bologna-Raticosa, di un… tempo. Sul podio l’Abarth di Tondelli e la “33” di Bardelli. Ricciardo Ricci ritorna a fare “box” sotto casa mia e arriva… secondo di classe con la nuova B.M.W. 2002Ti. Però quell’anno non lo disturbai, perchè ero attratto dalla “Duetto” rossa con la quale si spostava Tondelli e dalla… sua passeggera, a 13 anni si iniziava a …capire anche altre cose oltre alle auto, comunque Tondelli è arrivato secondo anche come il buon Ricci,mah. Passano gli anni io mi sono trasferito a Pesaro, ho tentato la carriera di pilota, ma forse Ricci e Tondelli mi hanno pensato, in poche parole tanti soldi spesi e trofei vinti che bastano abbondantemente due mani per contarle. Quando leggo che il Dottor Amante ha organizzato la Bologna-Raticosa, siamo nel 2001, secolo nuovo gara “vecchia” anzi nuova, mi precipito a Pianoro e da allora non ho più saltato un’edizione. Pur mantenendo il fascino del nome , l’ambiente classico di Pianoro Vecchio, la partenza come allora (per l’esattezza un centinaio di metri più avanti) , nelle vicinanze del “Hotel Posta”. Il paddock distribuito fra Pianoro Nuovo e quello Vecchio, che nel frattempo è cresciuto come paese, cambia anche la lunghezza , 6,2 km fino a Livergnano, impossibile mantenere i vecchi 32 km. Il tornante dei “pietrini” porfido in dialetto, punto caratteristico, terza curva dopo la partenza, è stato asfaltato, ci sono ancora le “pieghe” di Zula, scenario di sfide notturne, beh lasciamo perdere. Comunque per chi ha vissuto quel fascino irresistibile della Raticosa di un tempo va bene così. Come si parla ritrovando vecchi amici, basta chiudere gli occhi fra un passaggio e l’altro ed ecco che vedi Venturi e riapri Bonucci, e così via, perchè la Bologna -Raticosa è stata e sarà sempre la …mia gara, grazie Dottor Amante.
Roberto Saguatti