Uberto Bonucci ci ha lasciato

Questo articolo è anche in formato audio

Uberto Bandino Antonio Bonucci Ugurgeri della Berardenga, tanto importante il suo nome tanto importanti i titoli vinti nella sua carriera di pilota. 153 vittorie assolute nelle gare disputate in Italia e all’estero, sette Titoli nel FIA Campionato Europeo della Montagna Autostoriche, dieci titoli assoluti nel Campionato Italiano Salita Autostoriche. La sua stagione agonistica si è conclusa alla fine del 2019 con la vittoria nel raggruppamento nella Coppa Faro a Pesaro e con la voglia di affrontare il 2020 con una stagione, in campo nazionale ed europeo, piena di vittorie e di risultati per salire sui gradini più alti del podio. Un anno mai partito e mai arrivato perché il destino non ha voluto che Uberto potesse vedere nuovamente la bandiera tricolore per partire in gara, affrontare con la sua Osella e la sua capacità indiscussa di guida le curve e i tornanti che lo hanno visto per tanti anni primo attore nelle competizioni in salita. Un carattere particolare che poteva sembrare brusco e forte ma allo stesso tempo aperto e buono, una persona di poche parole ma quando uscivano erano consigli e insegnamenti. Una guida sportiva nelle gare che spesso, dalla conoscenza di tanti tracciati in salita e dalla esperienza maturata in anni di competizioni, lo portava a dare consigli a tanti piloti che cercavano di carpire come affrontare con velocità e sicurezza le curve impegnative e non di un tracciato. La sua fattiva presenza nel mondo delle corse lo aveva portato ad essere membro nella Commissione Autostoriche e di altri incarichi in ACI Sport e membro della Sottocommissione FIA per le gare in salita storiche, incarichi ricoperti con capacità ed esperienza e che, con giuste proposte in campo nazionale ed europeo, avevano permesso di accrescere la conoscenza e l’importanza delle autostoriche nel mondo dello sport automobilistico. Negli anni aveva corso nei rally, nella regolarità, in circuito sempre spinto dalla passione per i motori portando in gara vetture più o meno competitive ed ora con la sua Osella aveva raggiunto il perfetto equilibrio tra auto e pilota e quando il semaforo segnava 5 secondi alla partenza chiudeva la visiera del casco pronto ad affrontare la strada e poi il via, un via che purtroppo questa volta non lo ha portato al traguardo.